Per rimuovere una saldatura si scalda lo stagno e lo si rimuove con l’apposita pipetta che, essendo dotata di un meccanismo a depressione, aspira il metallo fuso
La temperatura della fiamma e’ tanto più alta quanto più ci si avvicina all’ugello erogatore: la parte gialla esterna produce circa 2000° C, mentre quella blu interna supera i 3000° C.
I pezzi da unire vanno sistemati nella posizione desiderata e devono restare ben fermi durante il lavoro; è opportuno smussare i bordi quando lo spessore del pezzo supera i 4mm.
Il cannello può essere azionato da sinistra verso destra (per pezzi di spessore superiore ai 4mm) o viceversa (per pezzi fino ai 4 mm); la punta del dardo non deve toccare il metallo.
Ad elettrodo. L’elettrodo va spostato a zig-zag per cucire i pezzi da unire; una tecnica altrettanto valida è quella di compiere una serie di movimenti circolari, simili alle spire di una molla appiattita. Alla fine del lavoro bisogna rimuovere la scoria.
A filo. Questo tipo di saldatura non da’ luogo alla formazione di scoria e non richiede le interruzioni necessarie a sostituire l’elettrodo consumato; la velocità di avanzamento del filo è in funzione alle proprie abilità.
Il calore necessario a provocare la fusione del metallo viene generato da un arco voltaico che scocca tra l’elettrodo fusibile ed il pezzo in lavorazione, collegato al cavo di massa. Le saldatrici più economiche e diffuse sono quelle statiche, costituite in pratica da un grosso trasformatore che diminuisce la tensione ed aumenta l’intensità della corrente. Come materiale d’apporto si usano degli elettrodi rivestiti.
Nelle saldatrici a filo continuo, invece, l’elettrodo è costituito da un filo ramato che proviene da una bobina sistemata all’interno della macchina e che avanza automaticamente uscendo dalla pinza a pistola.
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